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Quando il Sahara era culla della vita

Archeologi e scienziati stanno ricostruendo la storia del Sahara ed hanno scoperto una vicenda interessante quanto sconvolgente

Campioni provenienti dalle profondità oceaniche contenenti sabbia trasportata dal vento indicano il momento del inaridimento del deserto del Sahara: Tremilioni di anni fa. I fossili marini trovati in Europa e in Africa, sono la prova che  un enorme mare si estendeva almeno per mezzo mondo e collegava l’Asia all’Oceano Atlantico. Questo Oceano era chiamato: Oceano Tetide e sommergeva la maggior parte del Sahara. Conchiglie di acqua dolce invece dimostrano che 90 mila  anni fa un’oscillazione dell’asse terrestre ha creato laghi giganteschi e fiumi,  rendendo il Sahara fertile come avviene ogni 20 mila anni.

  • 40 milioni di anni fa il Sahara era ricoperto dall’Oceano.
  • 3 milioni di anni fa si è trasformato in deserto.
  • Ma 90 mila anni fa c’è stata una svolta decisiva non solo per il Sahara ma anche per l’intera umanità.
  • Da allora oscilla tra l’essere una distesa verde e una landa desolata, ogni 20 mila anni.

 

Tempesta di sabbia Sahariana verso l’oceano altantico fotografata dal satellite
L’intero continente africano si regge su un gigantesco pezzo di crosta terrestre detta placca tettonica che 40 milioni di anni fa, nell’era geologica chiamata Eocene, era in movimento. In questo punto l’Africa si scontra con l’Europa chiudendo l’Oceano Tetide che sommergeva l’intero Sahara. Ma la placca africana continua a muoversi così il nord Africa viene spinto in su e l’Oceano Tetide arretrava. Ora l’intera area del nord Africa è emersa, è terraferma.

Le balene di Wadi While sono bloccate e intrappolate in pozze d’acque sempre più piccole mutando il Sahara nel mortale Sahara ed ha fatto le sue prime vittime.

A Wadi  Al-Hatan si trova nel Deserto Occidentale egiziano e precisamente nella regione del Fayoum, a circa 250 chilometri dal Cairo, nei pressi del lago Qarun.

I paleontologi sono a conoscenza di questa zona come luogo dove si trovano le più rare collezioni fossilifere comprendenti numerosi tipi di mammiferi con placenta, diverse specie di pesci, rettili e invertebrati marini. n particolare, nella valle di Zeuglodon , a ovest del lago, si trova il sito chiamato la Valle delle Balene dove si sono rinvenuti i resti fossili dei generi BasilosaurusProzeuglodon  e Drudon , antenati estinti degli attuali Cetacei.

Nel 2005 il  Wadi  Al-Hitan ( in italiano: la Valle delle Balene ) è stata iscritta nel “Patrimonio naturale dell’Umanità” gestito dall’UNESCO. Sul sito dell’UNESCO (http://whc.unesco.org/en/list/1186 ) si legge la motivazione per la quale questo luogo è stato inserito nel prestigioso elenco:

“ Wadi Al-Hitan è il sito più importante del mondo per quanto riguarda l’evoluzione delle balene[…]. Il sito ha un valore che supera  quello di siti consimili per il numero, la concentrazione e lo stato dei fossili, oltre che per la facilità d’accesso e la bellezza del paesaggio in cui si trova….”

I segreti del Sahara sono stati finalmente svelati

Gli scienziati sapevano che il Sahara era in perenne mutamento  ma ora per la prima volta hanno la percezione di quanto in fretta sia cambiato. Appena l’oscillazione terrestre ha spostato la fascia delle piogge, il ritorno al deserto è stato rapido e mortale.Abbiamo visto come il deserto del Sahara fosse un luogo molto diverso da come lo conosciamo noi oggi. C’erano foreste lussureggianti e molti animali e piante.Perline colorate costruite con uova di struzzo, trovate in una sito archeologico nell’Egitto meridionale, indicano che 7000 anni fa il Sahara ha goduto la sua ultima esplosione di vita prima di ritornare ad essere un deserto.

Gli archeologi sottoposero le  perline fatte con uova di struzzo all’esame del carbonio 14  ed il risultato fu che sono vecchie di 7 mila anni; ciò significa che 7 mila anni il più implacabile deserto della terra ospitava vita umana, vegetale ed animale. Questo fa pensare che dovevano esserci degli struzzi, un tempo.

Altrove sono state trovate ossa umane, seppellite con cura in cimiteri vicino ai laghi.Le analisi di queste ossa rivelano che risalgono ad un periodo sempre compreso fra i 10 mila ed i 7 mila anni fa.

Degli utensili di pietra sono stati ritrovati nei siti archeologici non lontani dai mega laghi e questo è senz’altro il primo passo per identificare le sponde dell’antico lago. In diversi siti, sono stati trovati antichi utensili dell’età della pietra finemente lavorati che suggeriscono l’idea che migliaia di anni fa sulle sponde di questi laghi l’uomo aspettava le prede e poi le cacciava. Si trovano anche numerosi resti ossei di antilopi e altri piccoli animali, quindi quando il deserto era verdeggiante era popolato da animali. I  resti di queste comunità fa pensare che non fossero delle tribù nomadi ma che fossero stanziali. Questa è la più clamorosa dimostrazione dell’ultima esplosione di verde del deserto. Sorprendenti dipinti murali nelle grotte mostrano  perfino uomini che nuotano.Nei diversi siti sparsi nel deserto del Sahara gli scienziati hanno dissotterrato  simili prove di vita. Resti di elefanti, gazzelle, ippopotami e coccodrilli, e le pitture rupestri rinvenute ci danno l’idea di una fauna diversificata

Ma non solo, la missione archeologica italiana in Libia ha scoperto le più antiche tracce di lavorazione del latte nei resti di un vaso proveniente dal sito neolitico di Takarkori.

Lo studio di microscopici resti di sostanza organica conservati sulle pareti di un vaso datato al 5.200 a.C. (nella foto, due vasi murzuq) proveniente da Takarkori, un riparo nelle montagne del Tadrart Acacus nel sud della Libia, ha fornito la prima evidenza diretta dell’uso e trasformazione del latte vaccino.

Formaggi nel Sahara di 7.000 anni fa

Già 7.000 anni fa, quindi, i pastori neolitici che abitavano il Sahara libico avevano raggiunto un’elevata complessità sociale ed economica. Non solo allevavano e pascolavano i loro animali, ma come spiega Savino di Lernia, direttore della missione e coautore dello studio, “erano pienamente in grado di sfruttare tutti prodotti secondari della pastorizia. Questa scoperta testimonia che il loro era un allevamento stabile ed evoluto che sfruttava tutte le risorse animali, latte compreso”.

Le analisi chimiche, condotte da Julie Dunne e Richard Evershed dell’Università di Bristol, e da Savino di Lernia e Stefano Biagetti, che dirigono la missione archeologica della Sapienza di Roma in Libia, hanno rivelato sui frammenti ceramici trovati a Takarkori la presenza di grassi interpretabili con certezza come latte bovino trasformato. I ricercatori sono giunti a questa conclusione grazie al confronto con una collezione di riferimento ottenuta dal latte di capre e bovini africani attuali.

Formaggi nel Sahara di 7.000 anni fa

Questo lavoro permette così di stabilire la più antica evidenza africana dell’uso e della lavorazione del latte da parte dei pastori neolitici del Tadrart Acacus, uso già documentato nell’arte rupestre sahariana che include anche rare scene di mungitura. Finora però la difficoltà nella datazione di queste scene pastorali aveva impedito di datare con certezza l’inizio della lavorazione del latte in Africa.

Lo studio è pubblicato sulla rivista Nature.

Questo ci’ da’ l’idea di quanto fossero evlolute le popolazioni sahariane cullate da un clima temperato con ampi depositi di acqua dolce. Gli scienziati sapevano che dei laghi giganti ricoprivano la maggior parte del deserto ma non avevano prove che fossero collegati fra loro. Il Sahara era ricoperto di foreste, di laghi e di paludi, si trattava di un sistema di fiumi interconnesso così come suggeriscono le immagini radar della NASA, in diversi di questi luoghi si trovano numerose conchiglie di acqua dolce e anche questo è un buon indizio della presenza di un antico lago.

Foto satellitari che indicano la presenza di laghi e fiumi

Il mistero è come e quando questo lussureggiante mondo sottomarino si sia trasformato in quel arido deserto che vediamo oggi e la risposta non si trova nei modelli climatici ma nella geologia.

5 mila anni fa  il passaggio climatico da un Sahara ricoperto d’acqua e ricco di vegetazione ad un Sahara molto più secco è avvenuto in uno o due secoli. Questo è successo molte volte nel corso della sua storia,  indipendentemente dallo spostamento delle masse continentali e dai movimenti astronomici.

Ora dobbiamo capire cosa può aver asciugato l’acqua dei mega laghi

Ora gli scienziati si rivolgono ad un passato geologico più recente, gli ultimi 10 mila anni fa, per scoprire quanto velocemente questo deserto possa cambiare. La domanda che ora gli scienziati si pongono adesso è : quanto velocemente il Sahara si è trasformato da un luogo generoso  ad uno completamente arido?

Sotto il Sahara, a centinaia di metri di profondità sono ancora stipate enormi quantità di acqua dolce. L’Acquifero Arenario Nubiano, situato al di sotto del Sahara Orientale, rappresenta in particolare una delle più grandi riserve idriche sotterranee del Pianeta: si estende sotto una regione vasta più di 2 milioni di chilometri quadrati, nel sottosuolo di Libia ed Egitto, ad una profondità che varia tra 500 e 3500 metri, e contiene circa 150 mila km3 d’acqua! Come abbiamo visto tra 5.000 e 10.000 anni fa il Sahara era una regione sicuramente lussurreggiante, più umida, con intense piogge estive e su cui si estendeva una sterminata savana che dava ospitalità ad antilopi, leoni e anche insediamenti umani socialmente molto avanzati.

Dove sono finite allora le nuvole e le piogge? Sono migrate altrove per colpa dell’asse terrestre! E con loro anche gli uomini hanno deciso di abbandonare quelle terre che di conseguenza che stavano diventanto sempre piu’ inospitali.

L’inclinazione dell’asse di rotazione difatti varia ciclicamente nel corso di migliaia di anni: quando la Terra è maggiormente inclinata rispetto al piano di rotazione, aumenta la differenza tra inverno ed estate, mentre quando il nostro Pianeta è meno inclinato diminuisce anche il contrasto fra la stagione fredda e quella calda.

Ebbene 10.000 anni fa l’inclinazione dell’asse terrestre era tale che il Sahara riceveva rispetto a oggi circa l’8% di radiazione solare in più nel corso dell’estate e l’8% in meno in inverno, per cui nel Nord Africa l’estate era più calda e l’inverno più freddo di quanto non siano ai giorni nostri. Il contrasto fra stagioni estive molto calde e inverni piuttosto freschi dava vita però ad una circolazione monsonica molto più intensa di quella di oggi, e i monsoni estivi africani riuscivano grazie a ciò a portare nubi e abbondanti piogge fin nel cuore del Sahara, dove gli inverni molto secchi erano quindi seguiti da estati molto calde ma anche piovose.

Cosa e’ successo a quei popoli? Alcuni sono rimasti, diventando nomadi o seminomadi, i famosi Tuareg. Ma gli tutti gli altri sono emigrati nella valle del Nilo.

Comunque sia, il Sahara si trasformera’ nuovamente in un paradiso verdeggiante di migliaia di chilometri. Tra le braccia del rinato paradiso, torneranno ad essere cullati uomini ed animali come nel tempo perduto.

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