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Cambiamenti climatici: quello che Greta non dice

 

Gli sconvolgimenti del clima non colpa esclusiva dell’uomo. Secondo il fisico Massimo Auci  il concetto è semplicistico e fuorviante oltre ad essere concettualmente sbagliato.

Dopo la pubblicazione pochi giorni fa del nostro articolo “Incendi in Siberia, fusione ghiacci in Groenlandia: cosa succede alla Terra?”  abbiamo ricevuto numerose email di alcuni lettori e lettrici sensibilmente preoccupati per la drammatica situazione climatica e per gli sconvolgimenti ambientali in atto in diverse regioni del mondo.

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Abbiamo dunque intervistato un esperto, il professor Massimo Auci, fisico e autore di numerose pubblicazioni scientifiche nonché tra i firmatari del documento di fondazione di Lega Ambiente di cui è stato presidente pro-tempore.

 

Recentemente c’è stato il picco di tutti i tempi in Francia (43°C – qui il nostro articolo), in generale le temperature medie del pianeta tendono a crescere. Secondo te si può affermare con sicurezza che siamo in una fase di riscaldamento globale o ci sono ancora dubbi?

Nessun dubbio, purtroppo è vero, le temperature medie del pianeta dati alla mano stanno crescendo molto rapidamente ma non solo da ora o da qualche anno. [Come si può notare dal grafico n.d.r.]

Si potrebbe affermare che il riscaldamento sia cominciato dagli anni venti, dopo aver raggiunto al termine di una fase di raffreddamento registrato fin a partire dalla metà dell’ottocento, in piena rivoluzione industriale, un minimo relativo di temperatura che possiamo senza dubbio definire storico per l’epoca moderna ma nella norma nel quadro della storia climatica della terra.

LE ERE DI GLACIAZIONE PIÙ LUNGHE NELLA VITA DELLA TERRA FURONO QUATTRO.

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Da quel momento la temperatura media del pianeta ha ricominciato lentamente ma inesorabilmente a crescere con una legge che sempre di più oggi assomiglia ad un esponenziale

C’è una cosa che dovrebbe farci riflettere.

Parliamo però di aumenti medi minimi, quasi un grado dal 1920 ad oggi su tutto il pianeta ed è proprio questo che deve far riflettere. Se consideriamo che in certe regioni della terra fa un caldo o un freddo eccezionale per la stagione  e per la posizione geografica, ci rendiamo conto che i salti di temperatura, caldo, freddo di una certa località, sembrano non seguire più una logica stagionale e geografica, cioè può far molto caldo in Alaska come molto freddo in Italia meridionale in pieno mese di Aprile, da qui si capisce come la temperatura media del pianeta è un dato troppo poco significativo.

Ciò che Mass Media e Ambientalisti non dicono.

Per  quanto allarmante possa sembrare l’informazione che i mass-media e gli ambientalisti usano riportare in favore del surriscaldamento globale antropico è ancora troppo edulcorata rispetto alla realtà, nonché errata; ha poco senso parlare di aumento della temperatura media globale, il dato più rilevante e realmente preoccupante è l’assenza di un equilibrio climatico locale nelle differenti aree geografiche del pianeta.

Faccio un esempio. Il fatto che faccia più freddo a Nord e più caldo a Sud passando per un’area climatica più temperata è per la nostra esperienza umana la norma e questo noi lo chiamiamo clima. Il clima determina il benessere o il malessere delle società, in quanto incide sulla produzione agricola e sulla programmazione e diversificazione della produzione industriale tra il Nord e il Sud del mondo, oltre che sulle migrazioni delle popolazioni.

Se questa logica viene sconvolta e se caldo e freddo non si correlano  più con la posizione geografica e la stagione, l’agricoltura può subire dei danni irreparabili, la produzione industriale e il terziario di una data regione possono entrare in crisi ed essere cancellati nel giro di pochi anni.  Si pensi per esempio al turismo di una regione e a tutto il suo indotto. Magari la temperatura media globale varia poco ma la distribuzione geografica e stagionale delle temperature è quella a subire i maggiori cambiamenti e ad incidere sulla società e sull’economia.  Ha perciò più senso parlare di temperatura globale media o di instabilità climatica geografica?

Greta Thunberg dice che ci stiamo avviando verso un punto di non ritorno e che dobbiamo fare rapidamente qualcosa per salvare il pianeta.

Greta Thunberg ha lanciato l’allarme sui cambiamenti climatici,  ha fatto bene a farlo, ha avuto la forza della semplicità e dell’innocenza, magari può essere stata anche pilotata come alcuni sostengono, ma la sua denuncia ha l’effetto giusto, quello di sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale, in particolare la nuova generazione, gli eredi di questo pianeta.

Greta Thunberg - libroPeccato però che l’informazione data da Greta e dagli ambientalisti istintivi non sia completamente corretta. 

Per quanto riguarda il punto di non ritorno lo abbiamo superato da tempo e ora forse è tardi, proprio perché l’analisi sui cambiamenti climatici difetta di molte informazioni spesso molto tecniche e di non facile interpretazione, troppo spesso ci si è soffermati solo su una parte del problema.

Sul salvare il pianeta poi, siamo sicuri di avere questo potere?

La vita umana ha una durata dell’ordine di grandezza di cento anni, nessuno vorrebbe vedere cambiare ciò a cui è abituato nel corso della propria vita. L’umanità ha invece una durata dell’ordine di grandezza di centomila anni in cui ha vissuto generazione dopo generazione cambiamenti climatici continui, sia a livello geografico che stagionale: ere glaciali, surriscaldamenti e di nuovo glaciazioni,  solo una piccola parte degli innumerevoli cambiamenti subiti in miliardi di anni dal nostro ecosistema che ha dovuto modificarsi ed adattarsi alle nuove situazioni; di tutto questo ciascuno di noi non ha e non può avere memoria. Giustamente e istintivamente ora ci preoccupiamo di quel che sta accadendo nell’arco della nostra vita.

A proposito di ecosistema, so che hai un’opinione non comune su come affrontare il problema dei cambiamenti climatici. Ne vuoi parlare?

Quello che ha destato la mia attenzione è stato sentir trattare il problema del cambiamento climatico globale come di un danno esclusivamente antropico [ovvero dovuto a cause umane] all’ecosistema.

Non dico che sia completamente falso, ma nei termini proposti è assolutamente fuorviante oltre ad essere concettualmente sbagliato. Qualcuno ci ha provato a dire che le cause del cambiamento climatico sono più complesse di come vengono comunemente presentate e che non sono solo antropiche, ma è stato subito considerato un nemico anti-ambientalista.  Voglio perciò fare una breve premessa.

Personalmente mi ritengo un ambientalista.

Ho cominciato ad occuparmi di ecologia ed ambiente prima di molti altri. Nel 1977 nel quadro di una attività di volontariato ambientale tutta creata da me,  organizzavo sia a livello politico che scientifico incontri, conferenze proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica, in quel periodo collaboravo come pubblicista nella redazione del mensile “Nuova Società”, un periodico di politica ed attualità, occupandomi proprio di una rubrica politico-ambientalista, al tempo il direttore del giornale era Saverio Vertone. 

Successivamente ho ricevuto l’incarico dall’allora ARCI “Ambiente” di occuparmi di un progetto per quei tempi rivoluzionario, la creazione di un movimento trasversale che si occupasse solo ed esclusivamente di ambiente in ogni suo aspetto. Nel 1980 sono stato tra i firmatari del documento di fondazione di Lega Ambiente di cui sono stato presidente pro-tempore, poi, circa un anno dopo ho abbandonato l’ecologia in favore della ricerca scientifica ma non l’ho mai lasciata come interesse e impegno personale. Quindi ritengo di poter parlare con cognizione di causa se dico che la salvaguardia all’ecosistema è un approccio incompleto.

Manca un approccio scientifico al problema ambientale.

Nel mondo abbiamo pensatori, opinionisti, meteorologi, climatologi, ambientalisti, naturalisti, ciascuno ci mette del suo ma manca un modo scientifico completo di affrontare il problema o meglio, il modo c’è ma viene ignorato perché proprio come accadeva negli anni ottanta, il tema dell’ambiente si trasforma sempre di più in un terreno fertile di scontro politico e ideologico, ciascuno cerca di far valere le proprie idee trasformando la salvaguardia del pianeta in un problema di scelte economiche e politiche o anche solo di interesse personale, dove l’ambiente, quello vero, passa in secondo piano, quindi ora ho voluto affrontare il problema dei cambiamenti climatici da un punto di vista sistemico generale, perché affrontarlo in termini di ecosistema è riduttivo.

Ciò non significa che possiamo continuare a inquinare perché l’ecosistema non è importante, anzi, significa che i limiti che ci siamo dati in passato per compiacere l’economia produttiva del nostro ma anche di altri paesi sono troppo ampi, significa che abbiamo sbagliato i conti.

Cosa intendi per sistemico? Quali sono secondo te le cause del riscaldamento globale attuale visto che oltretutto siamo in un periodo di minimo di attività della nostra Stella, il Sole.

Vorrei avere tutte le risposte ma non le ho, posso solo tentare di seguire un approccio logico al problema per poter almeno inquadrare il fenomeno del surriscaldamento globale in tutti i suoi aspetti, questo ci fa sicuramente capire  meglio cosa realmente sta accadendo e cosa ci possiamo aspettare in futuro.

La Terra come ecosistema complesso.

Per comprendere cosa intendo per sistemico lo devo per forza spiegare. Un sistema è qualcosa formato da più parti diverse interconnesse fra loro. Un esempio è appunto l’ecosistema, formato da esseri viventi e non viventi che interagiscono creando una collaborazione involontaria a favore dello stato di equilibrio della vita sulla Terra. Il concetto di Sistemico è però più complesso e generale, qualcosa fatto da più sistemi apparentemente indipendenti ma che invece sono in interazione. 

Tutti sanno che il calore è energia che passa spontaneamente dai corpi caldi ai corpi freddi e che qualunque corpo tende all’equilibrio termico con l’ambiente che lo circonda. Bene, la Terra non fa eccezione, fa parte di un sistema molto complesso: l’universo. Senza però allargarci troppo,  possiamo trascurare alcune interazioni e dire che il sistema principale è formato da Terra, Luna, Sole e dallo spazio che ci circonda che anche se potrebbe sembrare vuoto, vuoto non è perché contiene la termosfera che è la parte gassosa più esterna dell’atmosfera terrestre, quella che si scalda e si raffredda prima, contiene la  radiazione elettromagnetica irraggiata dal Sole in ogni istante e i campi magnetici prodotti dal sistema Sole e Terra che ci proteggono deflettendo gran parte della radiazione cosmica. 

La Terra e Luna, oltre a ruotare intorno al proprio centro di massa, possiedono un moto di rivoluzione intorno al Sole della durata di 365 giorni su un orbita ellittica.

Movimenti Terra Sole

ILLUSTRAZIONE A CURA DI SIBERIAN ART SU SHUTTERSTOCK

Proseguendo in questo moto orbitale la Terra si allontana dal Sole durante l’estate e si avvicina durante l’inverno. La sola Terra ha anche un moto di rotazione intorno al proprio asse di 24 ore, l’asse di rotazione è inclinato di 23 gradi e 27 primi, così l’orbita apparente del Sole sulla volta celeste, chiamata eclittica,  è inclinata rispetto al piano equatoriale della Terra dello stesso angolo in modo tale che i raggi solari colpiscono ogni parte del pianeta durante tutto l’anno con angoli differenti.

Entrambi i moti conferiscono al nostro pianeta delle precise caratteristiche termiche stagionali che lo rendono particolarmente adatto alla vita, possiamo parlare di una situazione rara che chiamiamo abitabilità planetaria. Dal punto di vista termodinamico il Sole è una sorgente di calore (sorgente calda), mentre lo spazio profondo è un assorbitore di calore (sorgente fredda). 

Il calore irraggiato dal Sole colpisce la Terra che prima lo assorbe e poi lo emette, ma tutto questo non avviene come in un tubo vuoto dove quel che entra esce a bilancio zero.

Il processo di trasporto del calore avviene mediante scambi termici successivi ed è molto complesso.

Il calore irraggiato dal Sole colpisce la Terra che prima lo assorbe e poi lo emette, ma tutto questo non avviene come in un tubo vuoto dove quel che entra esce a bilancio zero.

ILLUSTRAZIONE A CURA DI SIBERIAN ART SU SHUTTERSTOCK

Per semplificare la differenza di temperatura tra la zona illuminata e la zona buia dello spazio arriva anche a superare i  2500 gradi, sulla superficie terrestre invece, la differenza tra caldo e freddo non supera mai i 150 gradi e varia con la distanza Terra-Sole e con la posizione geografica in base all’angolo di incidenza dei raggi solari sulla superficie terrestre con variazioni tra i -90 centigradi in alcune zone del Polo Sud e i +60 nelle zone desertiche equatoriali, quindi la Terra e la sua atmosfera sono un motore termico che trasforma l’otto percento circa del gradiente termico a cui è esposta in riscaldamento delle terre emerse e dei mari ed in energia dell’atmosfera. 

L’emisfero terrestre illuminato dal giorno si scalda per poi cedere il calore allo spazio buio durante la notte. In questa fase di raffreddamento notturno c’è però un ritardo causato dall’inerzia termica dei corpi e degli strati più bassi dell’atmosfera.

Il calore residuo non immediatamente ceduto è ridistribuito in modo diverso tra la fase di riscaldamento e di raffreddamento dei due emisferi e in zone differenti della Terra in modo da attivare  correnti longitudinali e moti convettivi verticali che rimescolano l’atmosfera tra le superfici delle terre emerse e del mare, più calde, e gli strati più alti dell’atmosfera molto più freddi in base. Analogamente nel passaggio tra inverno ed estate avviene uno scambio di calore tra i due  emisferi Nord e Sud che a causa dell’inclinazione vivono situazioni di riscaldamento opposte. 

È proprio questo complesso meccanismo generato da elementi molto diversi che produce la dinamica della nostra atmosfera, le brezze, i venti stagionali e le zone di alta e bassa pressione responsabili delle condizioni meteorologiche locali e le correnti a getto che separano le zone polari da quelle tropicali impedendo la risalita di masse d’aria calda verso i poli. Tutto questo in condizioni normali, ovvero nelle condizioni che hanno caratterizzato la nostra era climatica, per quanto variabile ha reso il clima terrestre stabile, esattamente come la nostra generazione lo ha conosciuto fin da quando è nata.

Questo è quel che chiamo un approccio sistemico al clima.

Ora in effetti qualcosa sembra essere cambiato in questo complesso meccanismo. La temperatura media sembra impazzita e continua a crescere, per contro è vero quel che dici, il Sole dopo aver raggiunto un massimo relativo di potenza emessa circa sei anni fa, ha terminato il suo ventiquattresimo ciclo e ora è entrato in una fase di estrema tranquillità termica che si sta stranamente prolungando.

Fin qui tutto abbastanza normale, se non fosse che gli ultimi quattro cicli solari hanno registrato attività sempre più deboli (4) e ora ce ne cominciamo ad accorgere a causa del raffreddamento della termosfera. [Come si osserva dal grafico, ndr]

Da qui dobbiamo partire per comprendere cosa c’è di anomalo che determina il riscaldamento globale.

Tutti indicano il rilascio in atmosfera di grandi quantità di CO2 emesse dalle attività industriali come responsabile dell’aumento dell’effetto serra, quindi del surriscaldamento, non sei d’accordo?

Sì la CO2 o diossido di carbonio (anidride carbonica) è insieme al protossido di azoto e al metano un potente gas serra, la presenza di anidride carbonica rallenta il raffreddamento atmosferico, dobbiamo però prima chiederci quale livello di gas serra potrebbe innescare dei cambiamenti climatici così rapidi e chi o cosa hanno prodotto tutto il gas serra necessario a innescarlo?  Come ho detto prima, il clima è il prodotto di un complicato complesso di fattori, non tutti legati a ciò che accade nella nostra atmosfera, gli eventi meteorologici anomali  sono  l’effetto di un cambiamento e non la causa, quindi anche se potessimo agire sui fattori meteorologici locali non riusciremmo a   modificare il clima del pianeta. Sarebbe una responsabilità troppo grossa per l’uomo.

Per comprendere cosa sta accadendo occorre fare un salto indietro di qualche miliardo di anni.

La Terra come gli altri pianeti si è formata per aggregazione gravitazionale di materiali rocciosi e polvere, grossi meteoriti contenenti praticamente tutti gli elementi della tavola periodica formatisi in una stella primordiale pre-solare esplosa, urtandosi per attrazione gravitazionale si sono fusi in una unica massa magmatica fornendo il calore che ancora oggi si trova intrappolato nel mantello fluido del nostro pianeta con temperature che variano tra i 4000 e i 500 gradi in base alla profondità del mantello. Recentemente si è scoperto che i fenomeni vulcanici, soprattutto quelli silenti che hanno caratterizzato tutte le ere geologiche e che caratterizzano ancora oggi la vitalità del nostro pianeta, producono enormi quantità di CO2, in grado di produrre concentrazioni più grandi di quanto prima previsto , questo è accaduto anche nel passato producendo effetti serra globali che hanno favorito, complici anche le fasi di attività solare, il surriscaldamento dell’atmosfera e della termosfera del pianeta in varie epoche geologiche, anche molto prima della comparsa dell’uomo. L’ultimo surriscaldamento nel Paleocene-Eocene, con aumenti della temperatura media di circa otto gradi e non di uno come ora, ha registrato una concentrazione di CO2 atmosferica senza precedenti che ha acidificato gli oceani. Successivamente l’avvento dell’ultima era glaciale ha intrappolato la CO2 anche nei ghiacci che si sono estesi su mari e terre emerse fin oltre le Alpi.

Nell’ultimo milione di anni si sono così succedute ben otto glaciazioni intervallate da altrettanti periodi di surriscaldamento (2 e 3), l’uomo ha fatto la sua comparsa tra la penultima e ultima glaciazione circa duecentomila anni fa proprio al termine di in un periodo di surriscaldamento globale.

Cambiamenti climatici: quello che Greta non dice

IMMAGINE SHUTTERSTOCK DI PIYASET

Ma chi è allora l’artefice primo di questa continua altalena termica del passato? Non certo l’uomo. Immaginiamo che la Terra con la sua atmosfera non sia in grado di mantenere un perfetto equilibrio termico ma che la sua temperatura tenda lentamente a crescere. Ovviamente in assenza di inquinanti antropici, il Sole e la CO2 strutturale, chiamiamola così, prodotta da microorganismi, fenomeni vulcanici, e vegetazione, sono gli unici responsabili dell’aumento della temperatura planetaria. Così la CO2 aumenta, la bassa atmosfera si scalda sempre di più, la vegetazione aumenta e anche la flora batterica, trovando in alcune zone della Terra un habitat adatto alla proliferazione producendo sempre più CO2 e altri gas serra (rif 3). 

Qui entra in gioco il Sole, occorre spiegare perché il suo riscaldamento non è costante.

VENTO SOLARE (LE PROPORZIONI E LA DISTANZA SOLE TERRA NON SONO IN SCALA) – ILLUSTRAZIONE DI NAEBLYS
SU SHUTTERSTOCK

Una stella è una massa di idrogeno allo stato di plasma che contraendosi gravitazionalmente innesca reazioni di fusione dell’idrogeno che danno vita in modi abbastanza complicati alla nucleosintesi degli elementi, gli stessi presenti sul nostro pianeta: carbonio, azoto, ossigeno e tanti altri ancora fino ad arrivare a quelli più pesanti.  Per continuare ad emettere energia il plasma di idrogeno solare si deve rimescolare e per attivare nuove reazioni di fusione la stella si deve comprimere gravitazionalmente per poi espandersi quando l’energia termonucleare prodotta supera quella gravitazionale. Ciò comporta fasi di maggiore e minore attività durante le quali l’energia emessa aumenta e diminuisce. Il ciclo che meglio conosciamo è quello di undici anni, ora siamo all’inizio del venticinquesimo ciclo, venticinquesimo da quando sono stati scoperti, dobbiamo però necessariamente supporre che esistano cicli più importanti con durate molto più lunghe di undici anni, quindi della storia umana recente, cicli che sono in grado di  modulare l’energia totale emessa dalla nostra stella sulla base dell’attività termonucleare. Se il Sole aumenta la propria attività il riscaldamento globale produce i suoi effetti, ma quando il Sole riduce la propria attività, per quanto la Terra si sia scaldata, arriverà per forza un momento nel quale la vegetazione inizierà a regredire, il raffreddamento progressivo intrappolerà  la CO2 negli oceani e nei ghiacci, la Terra non potrà far altro che piombare in una era glaciale più o meno lunga. Così possiamo spiegare l’alternarsi di riscaldamenti e raffreddamenti globali del pianeta. Purtroppo in questa altalena chi ne fa le spese sono le specie viventi appartenenti all’ecosistema, alcune resistono evolvendosi, altre soccombono, ma altre ancora appaiono in natura.

Dovremmo allora chiederci se il surriscaldamento attuale si inquadra in questo processo e qual è il ruolo della CO2 antropica nell’attuale surriscaldamento. Non dimentichiamo che quando parliamo di impatto antropico ci riferiamo a tutta quanta la CO2 prodotta in più per mano umana, anche a quella che produciamo respirando; più di 1 kg a persona al giorno in media. Quindi la specie umana produce attualmente  3 teragrammi di CO2 all’anno (circa tre milioni di tonnellate), se consideriamo che tutte le specie animali assorbono ossigeno e rilasciano gas serra, potremmo includere nel concetto di antropico anche ogni animale allevato a scopo alimentare diretto o indiretto, quindi non sono solo le industrie a produrre CO2. Gli ottimisti sostengono che l’ambiente è in grado di assorbire tutta la CO2 prodotta in eccesso, in realtà solo la fotosintesi clorofilliana è in grado di trasformarla in ossigeno molecolare, con un effetto di riduzione della CO2 emessa rispetto a quella assorbita di quasi ii 30% (ref 5) recentemente ridotto al 20% a causa di effetti dell’ecosistema (ref 3).

Ogni altro processo naturale in realtà può essere considerato reversibile, quindi può ritornare a rilasciare CO2 nell’ambiente. In questo senso l’effetto nel tempo, se non fosse per le piante, sarebbe assolutamente cumulativo.

In base a quello che hai detto, l’aumento medio delle temperature nelle varie ere è giustificato dalla CO2 presente in atmosfera e dall’attività del Sole, anche se in tempi molto lunghi, perché i cambiamenti climatici allora sembrano essere così veloci?

Attualmente gli indicatori dell’attività solare ci dicono che siamo prossimi ad una importante e ulteriore riduzione dell’energia emessa, questo sta accadendo con regolarità da tre cicli (4), quindi circa trent’anni, in cui i massimi solari sono sempre più bassi, questo potrebbe portare nei prossimi cinquanta anni o anche meno ad un nuovo intenso raffreddamento del nostro pianeta. Quanto intenso non lo possiamo ancora prevedere quanto veloce nemmeno.

Il raffreddamento al momento non è così evidente nell’ecosistema perché nel precedente riscaldamento, quello ancora in atto, la CO2 intrappolata nei ghiacci e nei mari si è liberata e si sta ancora liberando, sommandosi con quella antropica che fa la sua parte insieme a quella strutturale prodotta ogni giorno dai fenomeni vulcanici, dagli incendi boschivi che proprio in questi giorni stanno devastando la Siberia, dagli effetti dei gas serra prodotti dai batteri della fermentazione con la produzione di metano, così ora ci troviamo sulla sommità di una curva con una concentrazione di CO2 tale da essere superiore a quella registrata durante l’ultimo riscaldamento avvenuto circa centomila anni fa.

Inoltre il raffreddamento progressivo della termosfera produce la riduzione dello spessore verticale dell’atmosfera aumentando la concentrazione dei gas serra che rallenta ulteriormente il raffreddamento degli strati bassi dell’atmosfera specialmente nelle regioni polari. Tutto questo, dati alla mano, produce dei potenti gradienti termici che generano intense tempeste che a noi spaventano e interpretiamo come cambiamento climatico.

Stiamo avvicinandoci a nuova era glaciale?

Ti dirò di più, se esaminiamo il grafico della concentrazione di CO2 nel tempo e quello delle glaciazioni, salta subito all’occhio la correlazione.

Attualmente siamo in una zona di picco estremo di CO2 che potrebbe ancora crescere e fluttuare, ma nei prossimi anni è probabile che l’umanità assista ad una nuova era glaciale, non certo nei prossimi venti o trenta anni, anche se qualcosa si potrebbe cominciare a notare. Se hai fatto caso, le nostre montagne hanno ancora le cime innevate, almeno fino alla metà di luglio le ho viste così, questo perché lo zero termico si è notevolmente abbassato, questo fenomeno non si verificava da decine di anni. Così si sciolgono i ghiacci a bassa quota ma se ne formano altri in quota. Un fenomeno che si sta osservando è proprio quello della ridistribuzione dei ghiacci.

La scomparsa dell’anticiclone delle Azzorre che ci proteggeva da uragani e temporali distruttivi può essere considerato un cambiamento climatico? 

L’aumento dei gradienti termici verticali e orizzontali sconvolge le correnti a getto aprendo la strada a masse d’aria calda con l’effetto di produrre temporali devastanti come quelli di questi giorni, grandine di dimensioni eccezionali, il riscaldamento dell’artico e la scomparsa dell’anticiclone delle Azzorre che invece ricompare improvvisamente in momenti diversi dell’anno quando le temperature della troposfera surriscaldata dall’effetto serra si abbassano. Questi sono solo alcuni dei cambiamenti a cui dobbiamo abituarci.

Può l’effetto albedo essere in parte responsabile del surriscaldamento? O accelerarlo? 

Sicuramente l’effetto albedo può incidere sul riscaldamento dell’atmosfera ma solo In presenza di un effetto serra importane. In questo caso la radiazione riflessa dalle superfici ghiacciate dei poli rimane intrappolata negli strati bassi dell’atmosfera, cioè nella troposfera, riscaldandola, ma le superfici riflettenti rimangono comunque più fredde perché assorbono meno radiazione. In assenza di gas serra invece, la riflessione della radiazione accelera la dispersione del calore e il raffreddamento del pianeta che assorbe solo il 10% dell’energia che assorbirebbe se le superfici fossero scure anziché bianche.

L’effetto farfalla della sabbia del deserto.

Trovo proprio per questo molto preoccupante che si siano osservate delle tracce di sabbia del deserto in Artide, questo significa che il Polo Nord non è protetto dalle correnti a getto e la sabbia trasportata dalle masse di aria calda depositandosi sui ghiacci riduce l’effetto albedo, questo può accelerare lo scioglimento dei ghiacci polari che potrebbero scomparire in tempi veramente brevi ma a quel punto le sabbie disperdendosi in mare riconsentirebbero la glaciazione delle superfici. Vorrei anche osservare che se lo sviluppo industriale dell’umanità, il periodo che ha prodotto più effetto serra nella storia dell’umanità, fosse avvenuto alla fine dell’era glaciale invece che nel bel mezzo del surriscaldamento “strutturale” del pianeta, probabilmente non ci saremmo accorti quasi di nulla, tutto sarebbe rientrato in una semplice fluttuazione.

Cosa si potrebbe pensare di fare per fermare i cambiamenti climatici in atto?

Temevo questa domanda. Come ho detto la Terra fa parte di un sistema di sistemi che interagiscono in modo molto complesso. In condizioni normali il Sole produce calore e la Terra si riscalda durante il giorno, la geometria del moto orbitale produce e modula i gradienti termici verticali e orizzontali nel corso dell’anno caratterizzando il clima e la meteorologia del pianeta, poi l’atmosfera durante la notte si raffredda disperdendo nello spazio esterno il calore accumulato in eccesso. 

I  fenomeni vulcanici producono CO2 quanto basta per uniformare e ritardare la perdita di calore atmosferico con l’effetto serra, ma quando la temperatura cresce troppo, arriva un minimo di attività solare più profondo di altri che raffredda la superficie terrestre e l’atmosfera facendo piombare il nostro pianeta in una piccola o grande era glaciale, poi ricomincia tutto da capo. Quindi per bloccare il surriscaldamento globale ci vuole ora una nuova era glaciale, ma come fare a produrla artificialmente senza creare danni all’ecosistema?

Le ere glaciali arrivano senza bisogno di produrle e forse misurando il tempo sulla scala dell’umanità ci siamo molto vicini, ma per migliorare la vivibilità attuale del pianeta da subito, quindi su scala umana, occorre aiutarlo a disperdere il calore in eccesso senza sconvolgere l’ecosistema. È una ipotesi. Se ci fosse una vera consapevolezza di quel che sta accadendo occorrerebbe prima di tutto intervenire a livello politico per annullare completamente le emissioni industriali di CO2, poi stabilizzare la CO2 presente in non più di dieci anni.

Nel frattempo occorrerebbe iniziare a ridurre la CO2 atmosferica totale di almeno il 25%, portandola dalle 420 ppm attuali a 315 ppm. Ci porteremmo in questo caso in linea con il picco di CO2 che ha preceduto l’ultima era glaciale. Si tratterebbe quindi di eliminare tutta la CO2  antropica e quella attualmente in eccesso per fattori strutturali come combustioni e fenomeni vulcanici. 

Quindi Greta ha ragione.

Se non facciamo ora operativamente qualcosa di forte, il surriscaldamento della troposfera e il raffreddamento della termosfera rischiano di devastare il nostro pianeta.

Lo so che sembra impossibile realizzare questo obiettivo, ma se invece di permettere di distruggere le foreste dell’Amazonia e lasciar bruciare senza far nulla quelle della Siberia, curassimo maggiormente lo sviluppo di nuove foreste specialmente nelle aree geografiche con asimmetria di illuminamento annuale tra giorno e notte in favore della luce,  la vegetazione consumerebbe più CO2 durante il giorno di quanta ne produrrebbe durante la notte, trasformando parte della CO2 atmosferica in ossigeno molecolare. Bisognerebbe poi anche fare a meno di produrre combustioni libere in cui la CO2 non venga in qualche modo fissata o intrappolata. Qui bisognerebbe aprire un capitolo sull’energia nucleare per fusione.

Una scelta dolorosa ma necessaria.

L’unico modo di salvare rapidamente l’ecosistema è chiudere tutte le centrali a combustibile fossile in favore di centrali a fusione attualmente fattibili. E questo lo si può fare, basta volerlo. Ovviamente se vogliamo salvare il pianeta non è sufficiente usare meno plastica, quello è un problema di ecosistema altrettanto importante. L’operazione è molto più dolorosa di quanto si potrebbe pensare. Esistono però dei  progetti interessanti che potrebbero coadiuvare alla riduzione dell’effetto serra globale. Uno di questi ha la funzione di stabilizzarne la concentrazione in ppm catturando la CO2 atmosferica per usarla come gas nei prodotti alimentari, sia come propellente,  sia per gasare bibite e acqua. Questa attività utilizzerebbe l’anidride carbonica esistente in atmosfera e non la farebbe aumentare come avviene invece ora.

Gli studi in corso che (forse) salveranno il Pianeta.

Un altro progetto studiato al MIT  vuole realizzare un nuovo tipo di batteria al litio-CO2 molto potente che trasformerebbe a fine ciclo elettrolitico il diossido di carbonio catturato dai fumi industriali, in un prodotto completamente innocuo per l’atmosfera.

Un ulteriore progetto allo stato sperimentale, sfrutta una foglia artificiale in silicone con speciali batteri geneticamente modificati in grado di trasformare la CO2 e l’idrogeno atmosferico in combustibili naturali. In questo caso l’uso del combustibile restituirebbe gran parte della CO2 all’atmosfera senza però farla aumentare ma l’idea della foglia artificiale potrebbe portare ad un processo di fotosintesi clorofilliana artificiale che riuscirebbe a produrre ossigeno in abbondanza.

Molto promettente è anche uno studio che parte dall’osservazione della presenza di ossigeno nelle chiome delle comete. Il nuovo metodo che è stato messo a punto in laboratorio ottiene ossigeno mediante uno shock per urto della CO2. Il risultato è rompere il legame CO-O producendo ossigeno monoatomico che tende a ricombinarsi formando ossigeno molecolare. Aumentando l’efficienza del processo attualmente ancora bassa, si potrebbero costruire macchine in grado di produrre ossigeno abbattendo la quantità di CO2 atmosferica.

Conclusioni.

Una cosa è certa, dobbiamo imporre un comportamento virtuoso a tutti i paesi del mondo, dobbiamo aiutarli a imparare a ridurre l’impatto antropico sul nostro pianeta e questo prima ancora di immaginare le terre-formazione su pianeti come Marte o altri ancora simili al nostro in nuovi sistemi solari. Rendiamo abitabile il nostro pianeta e da questo impareremo molto.

 

Massimo Auci è nato a Roma il 24 febbraio 1955. Si è laureato in Fisica Cosmica nell’anno accademico 79-80 all’Università di Torino, dove ha lavorato presso il Dipartimento di Fisica Generale, svolgendo fino al 1995 didattica e ricerca presso i laboratori di astronomia neutrinica del CNR al Monte Bianco e al CERN di Ginevra.

Autore di numerose pubblicazioni scientifiche, di libri di testo, articoli e saggi, è attualmente Science Editor del portale di comunicazione e divulgazione scientifica “Gravità Zero”.

Cofondatore di Odisseo Space, una società no-profit che opera nel settore della formazione in ambito spaziale, è docente di ruolo presso la Scuola Statale Internazionale Europea di Torino di cui è tra i promotori.

Immagine: Greta Thunberg su Shuttestock di Liv Oeian

 

Bibliografia minima di approfondimento

(1) https://climatechangedispatch.com/massive-volcano-emissions-warming/

(2) https://www.tuttogreen.it/fermentazione-alcolica-funziona-cosa-serve/

(3) https://www.focus.it/ambiente/ecologia/co2-dal-suolo-delle-foreste

(4) https://www.nature.com/articles/s41558-018-0258-y

(5) https://www.swedishwood.com/about_wood/sustainability/den-grona-fabriken/

(6) https://electroverse.net/nasa-predicts-next-solar-cycle-will-be-lowest-in-200-years-dalton-minimum-levels-the-implications/

(7) https://www.weather.gov/news/190504-sun-activity-in-solar-cycle

(8) https://www.focus.it/ambiente/ecologia/la-co2-che-viene-dal-mare-040511-220022

(9) https://www.space.com/7685-earth-upper-atmosphere-cooling-dramatically.html

(10) https://nsidc.org/

 

WRITTEN BY CLAUDIO PASQUA

https://www.habitante.it/habitare/news/cambiamenti-climatici/

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