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Le strane abitudini dei geni

«Genio e follia hanno qualcosa in comune: entrambi vivono in un mondo diverso da quello che esiste per gli altri» diceva Arthur Schopenhauer. Il che rende comprensibili alcuni comportamenti veramente stani. Qualche esempio?  Chi fuma tanto, chi prende 50 tazze di caffè al giorno, chi dorme e chi no. E chi odia il resto del mondo. 

HONORÉ DE BALZAC Dire che amava il caffè, è poco. Ne era letteralmente dipendente, e nel periodo in cui scriveva La Commedia Umana, arrivò a consumarne fino a 50 tazze al giorno. Nel 1830 pubblicò un articolo su un rivista francese intitolato “piaceri e dolori del caffè”, dove si legge: “Il caffè scivola nello stomaco, e subito avverti una commozione generale. Le idee cominciano a muoversi come battaglioni della Grande Armata sul campo di battaglia, e la battaglia si svolge. I ricordi arrivano al galoppo, portati dal vento”.

AGATHA CHRISTIE Nonostante la sua produzione letteraria conti ben 66 romanzi polizieschi e 14 raccolte di racconti, la grande giallista non sapeva cosa fosse una scrivania. Non ha mai avuto un ufficio, e Assassinio sull’Orient Express, per esempio, lo scrisse in una camera d’albergo. Ma in realtà scriveva ovunque le venisse voglia: in cucina, in camera da letto, in viaggio. E per comporre i suoi famosi romanzi spesso usava un procedimento inverso, descrivendo prima la scena del delitto, con i dettagli e poi tutto il resto, protagonisti inclusi.

NIKOLA TESLA Il suo stakanovismo era leggendario: arrivava a lavorare anche 20 ore al giorno, dormendo le altre 4. Queste abitudini gli provocarono un crollo mentale precoce… a 25 anni. Ma quando si riprese, continuò con lo stesso stile di vita anche in età avanzata, senza pause. Aveva due grandi idiosincrasie: le donne in sovrappeso e i gioielli (in particolare le perle).

BOBBY FISCHER Non aveva neppure 30 anni quando nel 1972 vinse il campionato del mondo di scacchi. Ma la vittoria non gli fu di buon auspicio: di carattere poco socievole e polemico, si ritirò a vita privata e smise di giocare per vent’anni. Tornò alla scacchiera nel 1992, nella ex Jugoslavia in guerra, violando l’embargo dell’ONU e in aperta polemica col governo degli Stati Uniti. La cosa gli costò un’incriminazione e un mandato di arresto che lo spinse a non tornare più in patria. Quella stessa patria che nel 72 aveva rappresentato al tavolo di scacchi su invito del segretario di stato americano Henry Kissinger. Gli psicologi si sono interrogati a lungo sul suo genio ribelle e sono giunti alla conclusione che Fischer, morto nel 2008, soffrisse di sindrome di Asperger un disturbo dello sviluppo, imparentato con l’autismo, che può portare a isolamento e problemi di comunicazione.

SIGMUND FREUD Fateci caso, il padre della psicanalisi e delle moderne neuroscienze viene spesso ritratto con un sigarotra le dita. Non è un caso. La verità è che fumava quasi continuamente finché un amico medico lo ammonì che fumare tanti sigari avrebbe potuto causargli un’aritmia cardiaca pericolosa. Freud provò a smettere, ma senza successo. La mancanza di sigari gli provocò una grave depressione.
Ma il tabacco non era l’unico vizio: apprezzava anche la cocaina, che non esitava a definire “una sostanza magica”. A sua discolpa va detto che nel 1884, quando pubblicò l’articolo nel quale decantava i benefici della cocaina, i suoi effetti tossici non erano del tutto noti (gli Stati Uniti, per esempio, la bandirono ufficialmente solo nel 1922).

YOSHIRO NAKAMATSU È l’inventore del floppy disk e detiene circa 3.300 brevetti. Ma Yoshiro Nakamatsu, nato in Giappone nel 1938, ha un processo creativo al limite del pazzesco. Per avere una nuova idea è solito immergersi in apnea e aspettare di essere sul punto di morire. È quello il momento migliore per partorire le idee migliori, «mezzo secondo prima di morire, perché il mio cervello beneficia della mancanza di ossigeno» (vedi video sotto). Un altro luogo stimolante è la toilette, ma questo aspetto è meno originale. Certo, Nakamatsu se ne è costruita una completamente d’oro!

THOMAS EDISON Per scegliere i suoi ricercatori, aveva un metodo infallibile: chiedeva loro di mangiare una ciotola di zuppa. Quelli che aggiungevano il sale prima di provarla, erano fuori: il test infatti mirava a eliminare coloro che partivano prevenuti. Ma se i suoi collaboratori non dormivano sonni tranquilli, neppure lui se li concedeva: praticava il sonno polifasico, dormendo diverse volte durante la giornata per poco tempo in modo da essere più produttivo.

ALBERT EINSTEIN Il piccolo Albert aveva difficoltà di linguaggio che preoccuparono non poco i suoi genitori. Col senno di poi disse che il suo sviluppo più lento rispetto a quello degli altri bambini, gli aveva dato più opportunità di osservare gli elementi fondamentali della vita, come lo spazio e il tempo. In quanto a bizzarrie non era secondo a nessuno. Il suo autista Stanley Cohen, nel libroIl mio tempo con Einstein ha raccontato che amava suonare Mozart al violino durante le escursioni di birdwatching. E il solo ascolto della musica lo commuoveva fino a farlo piangere.

[Focus.it]

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