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Le ceneri dei defunti trasformate in diamanti

La Svizzera scopre il nuovo business

Il diamante è universalmente associato all’immagine di purezza, il che ben si accosta al ricordo di una persona cara che ci ha lasciato per sempre. Minor piacere evoca invece l’accostamento ai cadaveri ma la “diamantizzazione dei defunti” è proprio questo: trasformare in pietre preziose i corpi dei propri cari passati a miglior vita.

La pratica è possibile dal 2009 in Svizzera e da qualche tempo anche in Italia grazie alla consociata della società elvetica Algordanza.

La tecnologia

Attraverso un procedimento chimico in laboratorio, il carbonio contenuto nelle ceneri del defunto diventa un diamante che, in base alla quantità di boro presente, può assumere varie tinte di blu. Giapponesi, tedeschi, austriaci e svizzeri hanno dimostrato di apprezzare questa possibilità che invece in Italia stenta a diffondersi forse per i prezzi, più probabilmente perché la pratica di cremare i defunti è poco diffusa. L’idea di passare poi a una cremazione estrema come quella della diamantizzazione deve apparire ai più una follia. In effetti si tratta di portare alle estreme conseguenze proprio il processo di cremazione in un laboratorio che riproduce i processi millenari necessari alla formazione della pietra preziosa: le ceneri del morto vengono prima trasformate in carbonio e poi in grafite attraverso acidi, presse e forni ad altissime temperature.

I giapponesi fanno la fila. E così i tedeschi, gli austriaci, gli svizzeri. Popoli diversi per latitudine, cultura e religione, accomunati dalla pratica di cremare i defunti. Quando gli si propone di fare un passo più in là, e di portare alle estreme conseguenze il processo di cremazione, trasformando le ceneri del caro estinto in un diamante – cosa che da una decina di anni è possibile in uno stabilimento in Svizzera – non si tirano indietro scandalizzati.

Diversamente va in Italia, dove la “diamantizzazione” delle ceneri umane è possibile dal 2009. Se nel mondo si procede al ritmo di 800-900 diamanti umani all’anno, in Italia a malapena c’è una decina di casi. E la società Algordanza non nasconde la delusione. «Siamo lontani dalle attese», riconosce l’amministratore delegato della consociata italiana, Walter Mendizza.

Risultati immagini per morti diamanti

A riaccendere l’attenzione ci pensa ora un disegno di legge del senatore Carlo Giovanardi, che propone di vietare la «diamantizzazione», estendendo il reato di vilipendio di cadavere. L’iniziativa non è sfuggita all’attenzione di Mendizza. «Il senatore – dice – forse non ha capito bene lo spirito dell’iniziativa. Per noi, la cosa peggiore è l’abbandono dei defunti. Intendo i nostri cimiteri, luoghi senza alcuna grazia, inadatti ad accogliere i nostri cari. Peggio ancora per la dispersione delle ceneri in aria. Capisco l’aspetto romantico, ma siamo agli antipodi. Il defunto deve essere sempre con noi, in un diamante che portiamo al collo o al dito». E mentre parla, indica un diamante che porta al collo: «È mia madre».

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A sette anni dal lancio dell’iniziativa in Italia, si può azzardare un primo bilancio. Il cliente-tipo di Algordanza è una donna, di buona o ottima cultura, non necessariamente di alta classe sociale. Vive rigorosamente nel Centro-Nord. C’è stato un unico caso in Sicilia, l’eccezione che conferma la regola.

In tanta ritrosia italica, c’entra sicuramente l’aspetto economico: l’operazione di trasformare in Svizzera le ceneri del defunto costa 14 mila euro se si richiede un diamante da 1 carato, 4 mila se si vuole il diamante più piccolo da 0,3 carati. Ma la questione è innanzitutto culturale. Gli italiani evidentemente non se la sentono di fare questo tipo di salto nella tecnologia. «Ormai – racconta ancora Walter Mendizza – abbiamo accumulato una certa esperienza. Di fronte alla nostra proposta, gli italiani si dividono radicalmente tra entusiasti e inorriditi. Una via di mezzo non c’è».

Gli entusiasti sono quelli che vedono nella «diamantizzazione» l’occasione per non dimenticare i loro cari. Per averli sempre con sé, in senso letterale. La stragrande maggioranza di chi ha stipulato un contratto con Algordanza ha scelto il formato del diamante da anello. Gli inorriditi, al contrario, sono quelli che vedono un immondo commercio nel procedimento di Algordanza. Una macabra operazione commerciale. L’ennesimo insulto che la tecnologia lancia contro i buoni sentimenti.

«Polvere sei e polvere ritornerai», dice la Bibbia. La religione cattolica prevede non a caso la cerimonia delle Ceneri come atto di contrizione. Non era previsto che nel Terzo Millennio la polvere, ossia la cenere umana, attraverso un complesso procedimento che la trasforma prima in carbonio e poi in grafite attraverso acidi, presse, e forni, riproducendo in laboratorio i processi millenari della Terra, potesse diventare uno splendente diamante. E ora che la tecnologia ci pone di fronte all’ennesimo problema bioetico, come ce la caviamo? A giudicare dalla risposta italiana con un secco «no, grazie».

[http://www.lastampa.it]

 

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